La fortificazione delle isole Tremiti
Castelli e palazzi nella Capitanata del tredicesimo secolo

Da D. Leistikov – Castelli e palazzi nella Capitanata del XIII secolo –
 

  Castel del Monte, la grande fortezza a sud del fiume Ofanto
 

La Capitanata, la parte settentrionale della Puglia, il territorio i cui confini coincidono prevalentemente con quelli della odierna Provincia di Poggia, venne a trovarsi nel XIII secolo nel punto focale degli avvenimenti mondiali. La Capitanata divenne la zona preferita del dominio dell'Imperatore Federico II di Svevia (1212-1250), la terra della sua sede di governo Foggia, degli innumerevoli castelli di caccia e di soggiorno siti nei suoi dintorni, del palazzo­castello di Lucera ed infine anche la terra in cui si trova Fiorentino, luogo del suo decesso.
Come nucleo dell'impero italiano degli Svevi la Capitanata giocò un ruolo rilevante negli avvenimenti politici, spirituali e culturali di quest'epoca; ma tale ruolo in verità non durò a lungo, in quanto ebbe termine già nel tardo XIII secolo. Con il trasferimento della sede del governo a Napoli sotto Carlo I D'Angiò la provincia perse la sua posizione privilegiata, per scadere infine in epoca spagnola a scenario complementare ed in opprimente miseria e completa oscurità. Verso la metà del tredicesimo secolo, da quando Federico II per la prima volta nell'anno 1221 vi mise piede, in questa terra, si trovavano il centro dell'Impero e la residenza del monarca, di qui si dipartivano i fili ramificati della sua politica, qui sorsero possenti e importanti costruzioni, qui si trovavano molte delle località di soggiorno predilette dall'Imperatore.
Di tutto ciò non è rimasto quasi niente. Del palazzo di Foggia solo l'arcata, fino ad oggi non attribuibile con certezza, a Lucera la parte inferiore del palazzo imperiale, in alcune località resti di castelli o fortificazioni, e solitari si elevano a Fiorentino i bizzarri resti di una torre che domina gli spogli rilievi del Tavoliere di Puglia.
Di molte altre costruzioni rimangono al massimo rovine o resti devastati. Le opere dappertutto note e meglio conservate di Federico II, Castel del Monte, i castelli di Bari, Trani, Gioia del Colle, Oria, Lagopesole ed altri, si trovano tutti nelle zone medie e meridionali di Puglia o in Basilicata. La Capitanata invece, sebbene una volta fosse il centro decisionale, oggi offre poche testimonianze rilevanti dell'epoca dell'imperatore o dei suoi figli…

…Il tentativo presentato per la prima volta alla figura n. 1 di una mappa dei castelli e dei palazzi di Capitanata si basa da una parte su notizie storiche, soprattutto sul cosiddetto "Statutum de reparatione castrorum", d'altra parte sulle costruzioni ancora oggi esistenti e sui resti di Castelli e Palazzi nei luoghi e nei complessi di ruderi indicati.
Questa mappa riguarda soprattutto il XIII sec., cioè dalla fine del dominio Normanno - passando per l'Imperatore Federico II ed i suoi successori Corrado IV e Manfredi - a Carlo I D'Angiò…
…Una importanza decisiva per lo studio sistematico dei castelli e dei palazzi risiede soprattutto nel già citato statuto sulla manutenzione dei Castelli, non debitamente valutato da Haseloff; un documento, che in verità è disponibile solo in copie secondo redazioni di epoca angioma, che presumibilmente però risale all'epoca di regno di Federico II e dei predecessori Normanni. Esso contiene in elenchi completi delle costruzioni, ordinati per provincie, "la determinazione legale dei comuni e delle persone che per diritto consuetudinario erano obbligati alla manutenzione dei castelli curiali, premesso che questo obbligo non riguardasse la curia stessa". Con giuste motivazioni Sthamer presume che Federico II agli inizi degli anni 30 con l'istituzione della carica dei "provisores castrorum" conferisse un nuovo ordinamento all'amministrazione dei castelli ed in tale sede facesse raccogliere e codificasse i diritti consuetudinari risalenti all'epoca normanna riguardanti la manutenzione dei castelli…
…Lo statuto comprende le rocche e i castelli sottoposti alla curia, cioè all'amministrazione imperiale, ossia, come si diceva in epoca angioina, i "castra, domus et palacia solaciorum et massariarum".
I "castra" dello statuto in qualità di castelli si possono paragonare alle rocche secondo i concetti dell'Europa centrale nella misura in cui essi rappresentavano opere prevalentemente difensive ed ospitavano una guarnigione militare. Luoghi di dimora imperiale in generale non la erano. D'altra parte le "domus" o "palacia" di regola non rivestono funzioni militari, ma servivano all'imperatore o alla corte, sia come luoghi di soggiorno temporaneo (ad es. per la caccia), sia come sedi amministrative o come aziende agricole.

Due vedute del castello di Bovino
 
Il castello di Termoli a nord del fiume Fortore

Sant'Agata di Puglia
veduta del paese dominato dal castello
  Per la Capitanata lo statuto comprende in totale 50 costruzioni. A questi "castelli demaniali” si contrapponevano i "castelli baronali", in mano ai feudatari, che nella provincia sede del governo dovevano essere di gran lunga una minoranza…
…Dal punto di vista geografico la Capitanata si articola in tre zone, la pianura ondulata del cosiddetto Tavoliere di Puglia con l'antico centro di S. Severo, un territorio che inizia sulla costa settentrionale del Monte Gargano a sud di Termoli e termina a sud presso le colline delle Murge. Esso costituisce l'accesso naturale alla Puglia provenendo da nord. La parte orientale della Capitanata è occupata dal caratteristico "sperone" del Monte Gargano, che come monte calcareo alto fino a 1000 metri, attraversato da profonde valli, si protende nel Mare Adriatico ed al quale come appendice appartengono le Isole Tremiti. Antico centro di questo territorio è Montesantangelo con il famoso santuario dell'arcangelo Michele. Fino all'edificazione di Manfredonia il porto più importante della Capitanata rimase Siponto.
Al di là del Tavoliere verso Ovest, si estendono tra le valli del Fortore e del Carapelle i Monti della Daunia, che si innalzano fino ad oltre 1000 metri e come territorio montuoso fortemente articolato si dispongono come propaggini del massiccio centrale degli Appennini. Attraverso questo territorio passa il confine tra Capitanata e Campania ed anche l'importante collegamento Est-Ovest da Foggia in direzione di Benevento e Napoli. In base a questa situazione geografica le rocche e i castelli della Capitanata si possono suddividere in tre gruppi principali, le costruzioni del Tavoliere di Puglia (inclusa la residenza di Foggia), quelle del Monte Gargano e quelle delle propaggini dell'Appennino. In riferimento a questa suddivisione si può tentare di spiegare l'importanza dei complessi in rapporto alla rete di castelli di questa terra così ricca di storia.
I castelli della Capitanata settentrionale proteggevano la via di accesso al Tavoliere e quindi alla Puglia, che sulla costa orientale d'Italia provenendo dagli Abruzzi e dal Molise raggiungeva il territorio pugliese nei pressi di Termoli. Li c'è tuttora l'imponente castello che si affaccia sul porto. Analoga è da intendersi la funzione dei castelli di Serracapriola e Civitate.
Lucera, al centro del Tavoliere e quindi in posizione estremamente favorevole e strategicamente importante, era fin dall'antichità la roccaforte più importante e dall'epoca delle trasformazioni architettoniche di Carlo D'Angiò anche la fortezza più munita della zona.
In epoca sveva proteggeva la residenza di Foggia, solo debolmente fortificata, ed anche i numerosi castelli di caccia e di soggiorno posti nei suoi dintorni. Anche a Sud del Tavoliere si trovano alcuni complessi. Tuttavia su questo fianco rivolto verso l'interno della Puglia non si rese necessario istituire una cinta di fortificazioni, in quanto al di là dell'Ofanto, fiume di confine, sulle colline delle Murge si elevava il possente castello di Canosa di Puglia. La maggior parte delle costruzioni del Tavoliere si trovano in rapporto più o meno diretto con la corte imperiale, e molte di queste erano dimore stabili oppure aziende agricole piuttosto che castelli veri e propri.
 

Un discorso diverso è da farsi per le rocche poste sul Monte Gargano. La loro costruzione obbediva principalmente alle esigenze di difesa, poiché qui si apriva verso il mare un tratto di costa oltremodo lungo ed indifeso, il quale nel corso dei secoli era stato esposto a continue incursioni. Era quindi nell'interesse dei feudatari locali istituire una serie di fortificazioni che servisse alla protezione delle città costiere e degli insediamenti posti più all'interno. La protezione di questi luoghi richiedeva opere militari prive di pretese di rappresentanza, castelli che tenevano conto solo delle necessità di una guarnigione e di una efficace difesa contro il nemico. Tra tutte primeggia Montesantangelo in quanto dispositivo di difesa estremamente fortificato, che per la sua posizione predominante proteggeva non solo il centro del Massiccio del Gargano, ma anche il Santuario di S. Michele. Il lato nord dello sperone era difeso dai castelli delle Isole Tremiti, di Sannicandro Garganico, di Carpino, di Vico e di Peschici, la punta orientale era occupata da Vieste. Significativamente il lato occidentale del Gargano rimase quasi libero da fortificazioni. Qui sono da citare oltre ad Apricena, che è attestata come luogo di frequente soggiorno dell'Imperatore Federico Il, solo Rignano ed il misterioso e solitario Castel Pagano. I dispositivi di difesa più imponenti si trovano a Manfredonia, la cui costruzione fu iniziata già sotto Manfredi, ma fu portata a termine solo sotto Carlo I d'Angiò. Questo castello, il meglio conservato della Capitanata, riveste un particolare interesse, in quanto alcuni dettagliati documenti di epoca angioina forniscono un quadro del procedere della costruzione.
Il sistema di difesa costiera venne efficacemente completato in epoca spagnola mediante un gran numero di torri di osservazione fortificate, le cui rovine ancor oggi si elevano in molte località. Anche il loro esame potrebbe costituire un lavoro interessante. Un terzo gruppo infine è formato dalle rocche meno note poste sulle propaggini dell'Appennino, il cui avamposto più imponente, che dominava il Tavoliere era il Castello di Troia, purtroppo andato completamente in rovina. Oltre ai due castelli di Tertiveri e Montecorvino, una volta collegati a città vescovili, si trovano in questo territorio prevalentemente montuoso numerosi complessi, quasi sempre notevolmente in rovina, i quali spesso proteggevano insediamenti limitrofi ed in epoca successiva appaiono come castelli baronali. La struttura montuosa del territorio richiedeva una progettazione che tenesse conto della natura dei luoghi. Qui i castelli come gli insediamenti si trovano spesso in posizioni montuose isolate e nascoste. Mancano del tutto edifici rappresentativi, anche se tra essi si possono annoverare fortezze così importanti come Ascoli Satriano, S. Agata di Puglia e Rocchetta S. Antonio. Solo la torre di Pietra Montecorvino, delle eleganti bifore a sesto acuto, attesta un evoluto senso estetico del costruttore. Il grande castello di Deliceto fa parte dei complessi meglio conservati…


Ingresso e mura del castello di Monte Sant'Angelo
 

…Il citato statuto sulla manutenzione dei castelli opera una distinzione tra "castra" e "domus" oppure "palacia", fissa quindi criteri di diritto amministrativo, che permettono di risalire solo in modo limitato ai modelli architettonici. Comunque tra i "castra", come già menzionato, si possono comprendere castelli con caratteri prevalentemente difensivi, tra le "domus" ed i "palacia" castelli di soggiorno e di caccia, i quali potevano essere fortificati solo in parte o per niente, oppure aziende agricole (masserie). Inoltre l'analisi dei modelli architettonici deve essere condotta anche sulla base delle rovine esistenti.
A partire da queste premesse, si possono ad un primo esame già fissare le seguenti forme basilari caratteristiche:
- la torre appare come un modello architettonico, che mostra una torre o donjon centrale dominante come nucleo di un dispositivo di difesa concentrico, per lo più simmetrico. La torre si trova spesso su una piattaforma (talvolta a scarpata) ed è circondata da un fossato. La struttura della piattaforma può contenere corridoi o sale oppure fungere da base per gli stessi. La configurazione della pianta è quadrata o anche rotonda, oppure poligonale.
- il castello mostra una disposizione a quattro ali per lo più regolare, a pianta rettangolare, quadrata o trapezoidale, con torri negli angoli (rotonde o quadrate) intorno ad un cortile interno centrale sul quale si aprono i vani utili. Le torri d'angolo sono collegate con tratti di murature rettilinee che funzionano da mura esterne della rocca.
La "domus" costituisce nella forma attestata un complesso formato da edifici separati con destinazioni diverse…
…Infine, al di fuori di una classificazione basata sui modelli descritti dovrebbero restare il palazzo imperiale di Foggia ed anche il fantasioso castello di soggiorno di S. Lorenzo in Carmignano, andato completamente in rovina.
Come esempio caratteristico di torre si può considerare a buon diritto il castello di Termoli, che in verità fu modificato in epoca spagnola in misura finora non accertata con sicurezza.
Su un alto zoccolo a tronco di piramide si eleva come su una piattaforma una torre quadrata alta due piani...
…Il modello del castello, come complesso a quattro ali con torri angolari, si presenta nel modo più chiaro a Manfredonia. Qui le torri angolari rotonde ed una a pianta quadrata (che mostra ancora conci a bugnato) sono inserite negli angoli del complesso regolare e, come le ali parzialmente trasformate, si sono conservate piuttosto bene. Le opere esterne successive con i loro bastioni hanno incluso questo nucleo e quindi hanno fatto arretrare la costruzione originaria. Tra le altre costruzioni Apricena, Sannicandro e soprattutto Vico potrebbero rappresentare un modello analogo, mentre per Peschici e Vieste mancano ancora indagini precise. Anche i successivi castelli baronali hanno assunto questa forma basilare, come si può vedere ad esempio a Serracapriola e a Torremaggiore.

  Il castello di Manfredonia
Veduta dall'alto, il cortile interno, veduta dal mare, il bastione pentagonale
 

Delle “domus" o dei “palacia" imperiali non se ne è purtroppo conservato alcuno...
…Questo gruppo di edifici si caratterizza come un complesso di diverse costruzioni isolate, così come viene illustrato anche nell'importante descrizione tramandata di un'altra "domus". Questa, tratta da documenti originali pubblicati da Sthamer, descrive le costruzioni di Sala presso S. Severo, dove apparentemente si notava una stretta affinità tra castello e masseria:
il palacium costituiva la casa padronale della masseria (casale) ed in esso al primo piano si trovava la zona residenziale padronale (palacium soleratum cum camera); delle altre sette "domus", che dipendevano dalla casa padronale, una serviva da deposito (guardaspensa), una da pressa per le olive (trappetum),  una da stalla (manestalla) ed una da fienile (domus palee)…
…L'esame dei castelli in territori montuosi, che di solito non presentano piante regolari, è ancora del tutto agli inizi. Persino di Montesantangelo, il complesso certamente più importante di questo tipo nella Capitanata, non ci è nota alcuna documentazione certa.
Lo stesso si può dire per i numerosi castelli posti sulle propaggini degli Appennini, che gli studiosi hanno preso in esame raramente. Anche in questo territorio si trovano diverse forme di torri, sia rotonde (Biccari, Bovino, Castelluccio Valmaggiore) che quadrate (Deliceto, Montecorvino, Pietra Montecorvino). Il problema della forma delle piante necessita in verità ancora di indagini.
Per quanto riguarda la ricerca sulla residenza di Federico II a Foggia ci troviamo in una situazione particolarmente difficile: qui delle circostanze avverse hanno così duramente colpito anche l'ultima testimonianza dell'arte architettonica imperiale - l'arco del palazzo -, che l'aspetto architettonico originario, malgrado restauri animati da buone intenzioni, può essere difficilmente ricostruito. Lo stesso si può dire purtroppo per l'intero complesso del palazzo per il quale fino ad oggi non è possibile una ricostruzione in qualche modo sicura, anzi neppure una precisa localizzazione.
Qualcosa di analogo si deve dire per lo splendido castello di soggiorno di San Lorenzo, fuori della città, di cui gli scrittori successivi hanno tratteggiato un vivace quadro della vita e del fervore che lì dominavano.
L'analisi dei modelli architettonici sarebbe incompleta senza un accenno al tetro e grandioso complesso fortificato di Lucera, che Carlo d'Angiò in aggiunta al "palatium" imperiale di Federico II fece erigere negli anni 1269-83, dopo aver acquisito il dominio della parte meridionale dell'impero degli Hohenstaufen.
L'architetto che condusse i lavori fu il francese Peter d'Angicourt e l'indirizzo da lui seguito si ispirava a modelli di importazione, comunque al più alto stadio di sviluppo allora pensabile. Il Re fece controllare mediante una potente fortezza la colonia di Saraceni fondata a Lucera da Federico II, nella cui estesa cinta muraria egli fece insediare i provenzali a lui fedeli. La caratteristica di questa minacciosa cinta fortificata nel lato sud-orientale consiste in una cortina muraria edificata dietro un profondo fossato in muratura e difeso da torri poligonali di fiancheggiamento sporgenti con la punta rivolta verso l'avversario e da torri rotonde alle estremità. Alte feritoie si aprono nelle torri. La porta principale si trova in un angolo rientrante del fronte di difesa rivolto verso il monte. La cinta fortificata continua seguendo in forma poligonale irregolare il contorno dell'altopiano ed è difesa agli spigoli da torri poligonali, tra le quali a distanze più brevi ci sono torri quadrate. Due ulteriori porte conducono all'ampio cortile interno.
Il materiale impiegato varia dalla pietra calcarea lavorata con cura in conci lisci o a bugnato nelle torri rotonde rivolte a monte, ad una muratura mista che mostra una esemplare alternanza di mattoni e pietre calcaree lisce ed infine ad una muratura di soli mattoni. Il tutto - così come l'intero complesso - è degno di sincera ammirazione…
…Con questa imponente costruzione si conclude l'architettura militare dell'Alto Medioevo nella Capitanata.

 Bibliografia
D. Leistikov – Castelli e palazzi nella Capitanata del XIII secolo – a cura di M. Gesualdi – Amm. Prov. Di Foggia 1989

  La fortificazione angioina del colle Albano a Lucera
Veduta d'insieme con l'individuazione del castello federiciano e la sua ricostruzione
La cinta muraria angioina - Il fossato - Ruderi di Castel Fiorentino