Ultima modifica: 21 marzo 2017
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GIORNATA DEI GIUSTI 2017

In una società multietnica come la nostra il rispetto della diversità è alla base per una convivenza civile. Giusti del dialogo: l’incontro delle diversità per superare l’odio è il tema che l’Associazione per il Giardino dei Giusti ha scelto per quest’anno e, sulla base di questa idea, sono stati scelti i Giusti da onorare. il 16 marzo nella città di Milano , al giardino dei Giusti di Monte Stella sono stati ricordati Raif Badawi, Hamadi ben Abdesslem, Lassana Bathily, Etty Hillesum e Pinar Selek.
Dignità, verità, giustizia, solidarietà valori che sembrano appartenere ad altri tempi o ad un’idea di mondo e di uomo illusoria ed utopica in un mondo che corre ad altre velocità e molti dei nostri ragazzi fanno fatica a riconoscerli e ad avviare un percorso intellettuale ed umano di interiorizzazione, per appropriarsi di quella umanità e dignità che ci appartengono dal fatto stesso di essere stati portati all’essere. Nostro compito come educatori è quello di aiutarli a coltivare legami tra gli individui ed a fornire loro gli strumenti adatti alla creazione di una società non violenta e pacificata . Anche oggi, così come nel passato, siamo chiamati alla vigilanza perché valori fondamentali ed irrinunciabili, che sembrano ormai acquisiti, sono in pericolo, per una deriva fanatica e fondamentalista che la nostra società sta prendendo . Occorre ripudiare la violenza in tutte le sue forme a vantaggio del dialogo, scegliendo scrupolosamente le proprie parole da mettere sempre alla ricerca della verità e della giustizia, così come ha fatto Germaine Tillion, etnologa francese, su cui i ragazzi del liceo linguistico hanno soffermato l’attenzione, cercando di conoscere i momenti salienti della sua vita, dalla Resistenza alla deportazione nel campo di Ravensbruk ,dalla battaglia contro l’uso della tortura da parte dei soldati francesi nel 1957 durante la guerra di Algeria alla lotta per i diritti civili ovunque ritenesse fossero negati ed infine alla sua entrata al Phanteon dei Grandi di Francia il 27 maggio 2015, perché per lei quello che contava non erano le cause, ma la “ povera carne sofferente dell’umanità “ e pur diventata atea dopo la deportazione ricorda che il nucleo centrale del vangelo è la compassione, che deve essere posto al di sopra anche della giustizia.
Forte era il desiderio ma la nostra comunità scolastica non ha colto l’occasione di vivere un’esperienza emotivamente coinvolgente e culturalmente profonda e forte è la tentazione di buttare la spugna perché ci sarà altrove e qualcun altro che andrà avanti, ma non è quello che hanno fatto queste donne ed uomini che non hanno offerto soluzioni né hanno lanciato proclami ideologici ma sono stati capaci di seguire la propria coscienza, di credere e cercare continuamente il dialogo, così come scrive Etty Hillesum in una lettera : “ io credo che dalla vita si possa ricavare qualcosa di positivo in tutte le circostanze, ma che si abbia il diritto di affermarlo solo se personalmente non si sfugge alle circostanze peggiori”

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