Ultima modifica: 20 Febbraio 2019
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“ Uno spirito forte un cuore tenero”

In viaggio verso Auschwitz con altri 500 studenti della Puglia. Treno della Memoria 2019

Flash – mob  nella piazza del Mercato di Cracovia

 

Flash mob a Cracovia

 

 

RIFLESSIONI

IL TRENO DELLA MEMORIA

 

Può un “viaggio” restituire la memoria?

Solo se il “viaggio” è dentro di sé, dentro quelle cicatrici dell’uomo che nessuna chirurgia estetica potrà mai ricostruire!

Solo se il “viaggio” ci porta alla consapevolezza di essere differenti, di agire quotidianamente prendendo posizioni, anche scomode;

scegliendo da che parte stare in questo grande/piccolo mondo, in questo frammento di spazio/tempo che ci è dato da vivere;

solo se si agisce contro l’indifferenza .

Noi vogliamo che le giovani generazioni abbelliscano il mondo con la loro storia e perciò li portiamo a vedere, a toccare cicatrici!

Accompagnandoli, tenendoli per mano …  perché non si spaventino, perché non cadano nel buco nero camminando sui bordi !

Vogliamo percorrere insieme  a loro il viaggio nel discernimento affinché si costruiscano vie di pace e di giustizia, consapevoli che chi dimentica il passato è costretto inevitabilmente a riviverlo.

La Dirigente Scolastica

dott.ssa Enza Maria Caldarella

 

RIFLESSIONI

18 gennaio 2019, ore 6.01

Il fischio del treno dà inizio al  viaggio!  il viaggio di Beatrice B., Claudia, Ilaria, Marta, Monja, Natascia, Roberta, Rossella, Beatrice G. Tutte un po’ assonnate ma con il cuore colmo di aspettative, di desideri, di curiosità e di attesa … attesa di incontrare volti, storie, vite … di coloro che sarebbero stati i compagni di viaggio; curiosità per la sistemazione all’arrivo e un po’ di ansia per ciò che avrebbero visto e per le emozioni che avrebbero potuto provare  dove la belva umana  assetata di sangue ha mostrato la  sua vera natura.

Il nostro istituto è ormai alla 4^ esperienza del treno della Memoria, esperienza  caparbiamente desiderata e voluta, anche di fronte a difficoltà oggettive, alla certezza della fatica e ad un humus che ti suggerisce l’inutilità di   puntare ancora l’attenzione su questa storia  ma … faccio mie le parole di Raoul Gabriel, fin dal primo giorno di visita   Auschwitz  è  un corpo pulsante,  discreto,   che ti invade per non lasciarti più  e ti  lascia il desiderio di ritornare, come a trovare dei cari, e tutto … sembra ancora nuovo. Ancora il cuore manifesta un tentativo di dialogo , di vicinanza ma che forse è solo nella mia testa. Come è stato possibile? Ogni pensiero, ogni parola diventano inutili:  assurdo, indicibile, mostruoso. Non basta! Non significano nulla, l’unica   dimensione  possibile è il silenzio, la contemplazione del cuore, per quella umanità inghiottita in una voragine di malvagità.  Di fronte all’indefinibile, incomprensibile indifferenza degli aguzzini  quella  sterminata  umanità trasformata in carne da macello, comunque è ancora lì, ti parla continuamente. Nelle orecchie risuona l’eco delle voci e delle grida e gli occhi ripercorrono la grande sofferenza, e quella mostruosità senza limiti  impregna l’aria per l’eternità. La presenza di quello che è successo si trasfigura, se appoggi la mano sulle mura, senti il corpo di tutti i corpi con il suo peso di pietà chiesta e negata, con le sue lacrime inascoltate, con lo scempio delle vite, dell’anima e del corpo. Non c’è possibilità di  riscatto ma  solo un debito inestinguibile.

Tornare ad Auschwitz, portare i nostri alunni non per un laico pellegrinaggio o per un tour dell’orrido ma per offrire loro l’occasione di osservare il dolore e la miseria umana , per  riuscire a capire il messaggio di Dio , per comprendere la Verità del suo disegno  su di noi, che   HA BISOGNO DI NOI PER ARRIVARE A NOI.    Altrimenti c’è il “ silenzio di Dio”  e ci sarà ancora … e tanti altri …  Auschwitz!  Per  tutti  i ragazzi,  idealmente , il viaggio  era iniziato  durante  la formazione che li ha avvicinati alle tematiche  storiche ed alla vita ed alle scelte di giovani come loro, quelli della Rosa Bianca,   che  hanno puntato il loro sguardo ed il loro cuore verso il bene, con coraggio e determinazione . E’per questo  infatti che  il motto di questa edizione del Treno della Memoria , la 15^,  è  “Spirito forte, cuore tenero”.  Per noi adulti,  ed educatori in particolare , è  arrivato il momento di prendere coscienza della nostra responsabilità  e  rimetterci in cammino  con cuore aperto, generoso,  e con lo sguardo tenero di chi si prende cura. Ognuno di noi deve trovare la forza per non alimentare nuovo odio nel mondo,  così come scriveva  Etty Hillesum nel suo Diario: “ il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi,… e non vedo altra soluzione che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappare via il nostro marciume. Non credo che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi … e convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancora più inospitale”

Prof.ssa C. D’Apollo

 

RIFLESSIONI

Quando si dice che dal Treno della Memoria non si scende più, lo si fa per il semplice motivo che è la verità.

Per me, infatti, quello col Treno è stato un viaggio completamente diverso da tutti gli altri viaggi che ho avuto modo di intraprendere nel corso della mia vita. Non è certamente un viaggio di piacere, né tantomeno una gita scolastica, ma un vero e proprio viaggio del pensiero e dell’anima, come lo ha definito l’educatrice del mio gruppo.

Devo ammettere che prima della partenza mi sono sentita un po’ agitata, perché mi spaventavano le tante ore di viaggio e mi chiedevo come sarebbe stato dover condividere una camera d’ostello con molte altre persone o doversi accontentare dei bagni in comune col resto del piano. Ma stranamente tutte le mie paure sono scomparse dopo pochissimo. È vero, il viaggio è stancante e le ore sono davvero tante, ma la cosa fondamentale è acquisire lo spirito del Treno. E ancora mi meraviglio di quanto mi sia stato facile farlo, considerando che posso dire con sincerità che in fondo tutte quelle ore e quei risvegli la mattina alle quattro per partecipare alle escursioni non mi sono neanche pesati più di tanto.

Ma cosa si intende per “spirito del Treno”? Si tratta semplicemente di comprendere che questo è un viaggio fatto di riflessioni, condivisioni ed emozioni. Bisogna anche capire che è un viaggio che va volutamente avanti in maniera lenta, che non è possibile fare tutto subito.

Proprio per questo i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau sono solo il punto d’arrivo di tutto un percorso che prevede addirittura una tappa intermedia prima di arrivare a Cracovia. Nel mio caso quella tappa è stata Berlino, una città che dopo settant’anni ancora mostra le cicatrici della guerra e in cui è evidente la consapevolezza che quello che è stato non deve accadere mai più. Una città in cui la memoria è viva più che mai, in modo tale che ciò che è successo in passato non possa essere ignorato.

Il cammino prosegue nella città di Cracovia, con una visita del ghetto ebraico e della fabbrica di Schindler, per conoscere da vicino uno dei giusti tra le nazioni. Fino ad arrivare ai campi, il punto culminante del percorso. Guardandomi intorno mentre ero ad Auschwitz non ho potuto fare a meno di notare le reazioni dei miei compagni di viaggio e di rendermi conto che ognuno di noi ha reagito in maniera diversa dagli altri. Io, ad esempio, non sono riuscita a commuovermi, probabilmente perché ho cominciato a pormi troppe domande. Com’è possibile che l’essere umano sia stato effettivamente capace di tanta cattiveria? Come mai nessuno si è reso conto del fatto che gli ebrei erano persone uguali a tutte le altre? Perché i nazisti non sopportavano che ci fosse gente con idee politiche diverse dalle loro e decidevano di internarla nei campi? Tutte domande a cui è impossibile dare una risposta e che proprio per questo lasciano un incredibile senso di vuoto. Le uniche cose di cui sono sicura è che quei volti che ho visto nel corridoio della baracca 11 di Auschwitz erano i volti di persone innocenti realmente esistite che in quel luogo terribile hanno trovato una morte crudele e tristemente immotivata e che, appena entrata a Birkenau, sono rimasta profondamente impressionata da quanto quel posto fosse enorme ma allo stesso tempo vuoto e dominato da un silenzio tombale.

Eppure, anche a quei tempi c’era qualcuno che aveva provato a far sentire la sua voce e a ribellarsi alla crudeltà del regime nazista. Mi piace ricordare come quest’edizione del Treno della Memoria fosse dedicata ai ragazzi del movimento della Rosa Bianca, di cui si parla molto poco, ma che hanno avuto il coraggio in un momento tanto difficile di dare un segnale alla resistenza e di cercare di aprire gli occhi della gente. Purtroppo, la storia di questi universitari, che diffondevano le loro idee distribuendo manifesti all’esterno delle università più famose della Germania, non si conclude in maniera felice, dato che vengono tutti giustiziati dopo essere stati colti in flagrante mentre facevano propaganda. Ma ciò non toglie che debbano essere comunque ricordati per quello che hanno fatto. E io trovo che l’organizzazione del Treno della Memoria lo abbia fatto alla perfezione durante uno dei momenti più emozionanti del viaggio, l’assemblea plenaria dell’ultimo giorno, durante la quale abbiamo avuto modo di condividere i nostri pensieri con i ragazzi di tutti gli altri gruppi del primo turno. Proprio durante l’assemblea ci è stato raccomandato di avere sempre “uno spirito forte e un cuore tenero”, il motto della Rosa Bianca.

Col senno di poi, non posso che dire che rifarei assolutamente questo viaggio, perché ritengo che la prossima volta potrebbe comunque regalarmi qualcosa di ancora diverso da ciò che mi ha già dato. E in fondo un viaggio può dirsi realmente riuscito solo quando chi lo compie ne torna arricchito.

Ilaria Liguori, studentessa della classe V Bl

RIFLESSIONI

Ogni anno da ormai 15 anni, un gruppo di ragazzi pugliesi organizzano il “treno della memoria” un’esperienza che aiuta a comprendere il vero significato della Shoah. Quest’anno 500 ragazzi sono partiti il 18 gennaio, con destinazione Cracovia, siamo stati divisi in gruppi più piccoli e indirizzati in tre diverse tappe intermedie, la mia era Berlino. La particolarità è stata scoprire la nostra tappa il giorno stesso della partenza, ha aumentato la nostra curiosità e la nostra voglia di partire.
La nostra scuola partecipa frequentemente, accompagnando alcuni ragazzi dell’ultimo anno ed è per questo che ho deciso di parteciparvi. Il viaggio è progettato per farci vivere l’esperienza a 360 gradi, per renderci il più possibile coscienti e per farci riflettere, per questo motivo si parte in pullman e si affronta un viaggio molto lungo, non si alloggia in hotel, ma in ostelli, si vive tutti insieme come in una grande comunità. Il significato del viaggio lo capisci solo alla fine, dopo averlo vissuto, che poi tanto fine non è.. mi è parso più come un nuovo inizio, un inizio utile
per raccontare la mia esperienza. I luoghi che abbiamo visitato a Berlino sono stati la tipografia del terrore, campo di Sachsenhausen, il Parlamento, le porte di Brandeburgo, il memoriale costruito per gli ebrei e il muro di Berlino. A Cracovia abbiamo visitato la città, la fabbrica di Schindler, quartiere ebraico e ghetto, campo Auschwitz I e Auschwitz Birkenau. Forse la cosa che mi ha colpita maggiormente è lo studio minuzioso che è stato fatto prima della costruzione, ma soprattutto la vastità del campo di concentramento Auschwitz- Birkenau e questa è la cosa che
ha impressionato la maggior parte del mio gruppo. Il pensiero di aver camminato sulla stessa terra dei deportati, facendo la stessa loro strada che li conduceva alla morte mi ha messo i brividi. Il freddo che ci congelava le mani, la stanchezza del viaggio e dell’aver camminato tanto erano passati in secondo piano mentre ci dirigevano verso i forni
crematori. Ma probabilmente ciò che mi ha segnata di più in questo viaggio sono stati gli abbracci, gli abbracci sinceri dati ai miei compagni di viaggio.
Simon Jachcel. Non è la sua storia che mi ha impressionato, non la conosco nemmeno.. probabilmente era un uomo come un altro, magari aveva dei bambini, una moglie o forse no. Non è stata la sua storia ad impressionarmi ma i suoi occhi nella fotografia scattatagli per identificarlo, tra un’ infinità di foto io ho scelto la sua, ho scelto il suo
nome e per lui ho acceso una candela. Ognuno di noi ha acceso una candela per un deportato, per ricordarli, per ricordare che erano persone come noi, che non erano soltanto un numero.
In realtà non so come potrei reagire ritornando lí, ho viaggiato con persone che ogni anno si recano in quei luoghi e ogni anno è come se fosse il primo, forse non ci si può abituare mai a certi luoghi, non potranno mai smettere di farti provare le stesse cose della prima volta.
Penso che sia per questo che questa è una esperienza che ti forma in qualche modo, che ti fa capire che la storia serve, che serve ricordare, che non è vero che ciò che è accaduto non può riaccadere, perché l’essere umano sa essere così feroce ma anche così fragile e ingenuo.

Rossella Locurcio, studentessa della classe VBl